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Se non ci fosse il rischio dell’incomprensione, la provocazione potrebbe essere quella di chiamare la commissione Terza Salute”. Ancor più provocatoriamente si potrebbe parlare di Terza Vita, nel cui contesto l’età dei sessantenni sarebbe già un traguardo qualificabile come Terza Primavera, lasciando agli ottantenni la Quarta Primavera mentre l’obiettivo di aggiungere vita agli anni e non soltanto anni alla vita andrebbe pronosticato- a scalare di venti in venti come socco ‘centenario” di una Quarta Primavera. Comunque in approccio Terza età va ancora bene, perché pone in risalto il fenomeno del prolungamento della vita media e una speranza di vita, per le fasce di popolazione al traguardo dei sessant’anni, statisticamente già di livello centenario.Va bene per un verso, ma per l’altro si dimostra insufficiente perché non riesce a lasciarsi alle spalle lo stereotipo dell’anziano, che è vecchio e quindi potenzialmente malato, virtualmente segnato da un destino di ridotta vitalità fisica e quindi tendenzialmente demenza degenerativa Per scrollarsi di dosso questo stereotipo non è sufficiente accontentarsi di “invecchiare in salute”, ma è necessario “ringiovanire nella salute che si è riusciti a conservare. Questo non è soltanto un grosso problema di civiltà e di cultura, ma di svolta “antropologica” della storia umana. Roma, il Lazio e l’Italia sono il contesto ideale per affrontare questa enorme questione perché l’Italia è all’avanguardia, oltre che in termini statistici, nel registrare la complessità e la vastità del fenomeno a livello mondiale e, all’interno dell’Italia, lo stesso primato spetta a Roma e al Lazio.
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