Nel recente passato per cercare di risolvere i problemi relativi al mezzogiorno italiano si pensò di destinare alcuni finanziamenti alle zone più bisognose del centro e del sud Italia.

Si sa bene che tali interventi furono del tutto insufficienti, male impiegati e male distribuiti per cui nonostante gli sforzi e le risorse profuse i risultati furono come poche gocce in un deserto.Dopo alcuni anni ditali tentativi fallimentari si decise di dare un consistente impulso direttamente al processo di industrializzazione del meridione italiano. Pur concedendo molte agevolazioni le industrie private non valutarono conveniente impiegare forti investimenti nel sud ed allora furono le industrie statali o parastatali che trasferirono alcune attività e costruirono nuovi stabilimenti nel mezzogiorno italiano. Anche tutti questi nuovi altri interventi fallirono per le forti carenze di idonee infrastrutture (in particolare del trasporto)per l’esigenza di personale specializzato che non era presente nelle aree interessate e che quindi doveva essere ricercato nel nord e per la mancanza di piccole e medie imprese del tutto necessarie come supporto e sostegno alle attività avviate (ricambi, materie prime, macchinari, strumenti di lavoro ecc.). Le avverse condizioni e la forte resistenza di una consistente parte della popolazione meridionale (che non aveva potuto usufruire dei benefici diretti né dei vantaggi indiretti come il lavoro, l’assistenza e lo sviluppo promesso) decretarono il totale e definitivo insuccesso di tutte queste iniziative. Si deve poi aggiungere oltre ad una cattiva od incapace gestione ditali attività il forte ostacolo ed i mirati interventi di opposizione delle associazioni malavitose per cui i risultati sono stati: le famose cattedrali nel deserto, gli ospedali e gli edifici pubblici costruiti (o solo in parte) e mai funzionanti (da tempo ormai in forte degrado ed abbandono) le infrastrutture o poco utilizzate (con i gravi deficit amministrativi), o non completate, o lasciate solo come progetti, ma comunque costati molto denaro pubblico (ponti, strade, aeroporti, porti ecc.), per cui quasi tutti i problemi sono rimasti insoluti. Attualmente sono stati impiegati finanziamenti pubblici nel sud d’Italia per cercare di potenziare e di valorizzare le sue migliori risorse: il turismo e l’agricoltura anche grazie ai contemporanei interventi relativi alla comunità europea. Ma in realtà queste azioni di sostegno alle attività già presenti risulteranno sicuramente poco redditizie e solo parzialmente utilizzabili soprattutto se limitate a questi settori.Infatti il turismo non potrà essere sviluppato più di tanto per la poca sicurezza dei luoghi, per i modesti se non proprio carenti servizi offerti, per i prezzi troppo alti rispetto alle altre regioni italiane ed all’offerta degli altri paesi turistici del bacino del mediterraneo, per gli elevati costi di gestione e di manutenzione delle varie strutture alberghiere, di ristoro, di balneazione rispetto ad un’attività stagionale e per i notevoli disagi derivanti dalla carenza o mancanza di infrastrutture idonee. Anche per l’agricoltura la situazione non è tanto migliorabile in quanto l’attività stessa non è più vista positivamente dalla stessa popolazione locale; è sempre stata limitata dalle scarse risorse idriche (infrastrutture), spesso la resa possibile non è sufficiente a coprire gli investimenti necessari (per le gravi difficoltà naturali e/o specifiche, per la mancanza di mano d’opera, o solo con l’impiego di extra comunitari, trasporti cari, mercati lottizzati, fermi pesca, colture differenziate). Ci dovremmo quindi rassegnare? Certamente no, si deve invece ripartire dalle peculiarità degli abitanti poco propensi alle attività imprenditoriali, ma fantasiosi e pieni di iniziative non conciliabili con i sistemi di montaggio delle industrie, dalla storia che ci ricorda che l’antica Magna Grecia era famosa come un popolo di navigatori, commercianti ed artigiani oltre che bravi agricoltori.

Proprio questi infatti dovrebbero essere i settori su cui puntare per il rilancio dell’economia del meridione e solo successivamente si potranno inserire progetti per migliorare ed ampliare le infrastrutture prima, agevolare la nascita di piccole e medie imprese ed infine se le condizioni Io consentiranno, ove possibile, introdurre ed avviare un programma di industrializzazione specifico sui settori più adatti per il tipo di economia presente (comprendendo lo sviluppo di attività di interesse nazionale quali la ricerca, l’informatica, l’energia e la medicina). Il primo passo necessario secondo me dovrebbe essere quello relativo al meno costoso, come investimenti, ed il più semplice da attuare e cioè il commercio e l’artigianato. Queste attività ora in netto declino sono in realtà direttamente connesse, non a caso con la quasi scomparsa dei bravi artigiani di una volta anche il commercio, in più stritolato dalle grandi distribuzioni, volge verso una lenta, inesorabile e profonda crisi. Vediamo allora cosa è possibile fare per dare un impulso positivo al commercio:il costo della merce dipende essenzialmente dalle tasse ed imposte varie, dalla materia prima su cui lavorare, dal tipo e dall’abbondanza delle risorse dalla qualità e dalla quantità del prodotto finale, dai trasporti (dal produttore al consumatore), dalla propaganda e dalla diffusione (mercato) e dalla vendita (all’ingrosso e al dettaglio). Sulle tasse ed imposte e sulle risorse naturali non è possibile incidere in modo efficace e determinante; per i trasporti si può confidare solo sulla possibilità di un trasporto meno costoso tipo ferrovia, trasporto fluviale, o su autocarri con motori ibridi, o su navi. Per tali risparmi è necessaria una sana politica locale ed una lungi- mirante politica nazionale: potenziamento dei porti e degli aeroporti e loro strutture, finanziamenti che mirino a sviluppare i treni merci (trasformando ad esempio i vecchi vagoni passeggeri in vagoni merci ecc.) od a rendere navigabili i fiumi principali (anche per solo chiatte o piccoli battelli). Per quanto riguarda la quantità e la qualità delle merci si devono considerare in modo specifico il tipo di merce ed i vari prodotti commerciali: da una parte si deve dare un forte impulso ed agevolazioni concrete agli artigiani ed alla agricoltura specie per le lavoratrici con tempi e modalità a loro più idonee, ai pensionati ed a chi vuole intraprendere un secondo lavoro che però non diventi un incentivo al lavoro minorile o un’altra fonte di lavoro sommerso, in nero (e per questo deve essere programmato ed organizzato dal Comune o da enti Statali o parastatali) con piccoli ma concreti progetti, con investimenti mirati ed a termine. Dall’altra parte si può puntare su una maggiore quantità con le piccole e medie imprese, dopo aver reso possibili tali sviluppi e dopo essere riusciti a rendere più sicuri i luoghi e più idonee le strutture necessarie; per una migliore qualità è di fondamentale importanza il marchio, l’etichetta, il design, la confezione, il servizio e l’assistenza, il prezzo e i saldi, i controlli (evitare adulterazioni, contraffazioni o l’eccessivo utilizzo di sotto marche). Per iniziare le attività più impegnative cioè più costose sarebbe utile trovare uno sponsor (associando il marchio o il prodotto a degli eventi) che possa reclamizzare il prodotto o in alternativa appoggiarsi a strutture Comunali o ad Enti pubblici o privati già presenti; in ogni caso è di fondamentale importanza potersi inserire bene nel mercato locale e poi nazionale ed infine eventualmente in quello internazionale in modo corretto e preciso.Rimane ora il nodo essenziale di come poter sviluppare il commercio: la vendita diretta / indiretta ed i negozi; i progetti. Il classico commerciante con un monolocale a gestione familiare (con uno o al più due commessi) tende a condurre la sua attività con poche informazioni sulle varie tendenze del mercato, spesso ha il problema del magazzino (finisce presto un suo prodotto che tira o ha troppe scorte di prodotti poco richiesti), può facilmente sbagliare il tipo di finanziamenti o di investimenti (con relativi prestiti bancari al buio), deve troppo spesso verificare e controllare le spese di gestione in generale molto alte e spese per imprevisti vari Sono già ben note le strategie di vendita in uso: di penetrazione (forti quantità a costi contenuti), prodotti civetta (vendita sottocosto o di eccellenza per attirare i compratori), politica degli sconti periodici, prezzi psicologici (tipo 14.99 o prendi 3 e paghi 2). Si devono inoltre considerare i rapporti con i grossisti, gli eventuali agenti di vendita (per allocare i prodotti di cui non entreranno mai in possesso), e la catena del valore: costi ed infrastrutture, le risorse umane (stipendi), acquisti e sviluppo, logistica e produzione, marketing e vendita, servizi, assistenza e attività di supporto, I semplici commercianti hanno solo le semplici strategie della vendita diretta per cui tendono a sottovalutare gli effetti nicchia, le strategie di differenziazioni e di concentrazioni dei prodotti e la fondamentale funzione degli investimenti se non quando ne sono costretti. Per limitare o soltanto arginare i veloci fallimenti sarà quindi opportuno formare delle associazioni di commercianti per ogni settore e per tutte le categorie in modo che chiunque intraprende l’attività di commerciante venga adeguatamente informato sulla realtà del mercato, sulla concorrenza, sulle migliori strategie da perseguire, sulle tutele e sui finanziamenti agevolati possibili, sulla gestione con eventuale assistenza iniziale o programmata e servizi di supporto per tutta l’attività (gestione delle scorte, quando e quanti prodotti, diversificazione delle offerte, strategie).
Stabiliamo quali dovranno essere le associazioni dei commercianti:
1) dei servizi (per il terziario; profit- no profit SPA o Sr 1)
2) per tipo di produzione o vendita (del settore primario, secondano, e terziario di base o avanzato)
3) tipo di effettiva distribuzione(grossisti, al dettaglio, di trasporto, per la logistica, di trasformazione particolare e vendita, tipo l’artigianato ecc.)
4) per settore: per la ristorazione; per gli alimentari e le spezie; per i tessuti, l’abbigliamento e le mercerie; per i servizi; per l’elettronica - l’elettricità: per la meccanica: i vari veicoli a motore e non, per la riparazione e per i ricambi; per l’edilizia; per i bar e tabacchi; per le gioiellerie, per gli orali, le orologerie e bigiotterie: per le librerie e le cartolerie; per le farmacie ed articoli sanitari; per gli articoli da regalo e la numismatica; per le armene e articoli di caccia e pesca; per le falegnamerie - fabbri; per tutti i mestieri e l’artigianato di una volta ora quasi in via di estinzione.
Veniamo ora al progetto principale che dovrebbe dare nuovi e concreti impulsi per un effettivo sviluppo del commercio:il vero elemento innovativo sarà il nuovo mercato comunale o municipale gestito, edificato e controllato dal Comune in favore di tutti i commercianti operanti in zona. Per spiegare meglio i tipi di innovazione è necessario illustrare la forma del nuovo mercato con strutture mobili e fisse da costruire in una apposita piazza:
Note:
F = fontana o piazzale con eventuale giardino
X = mercato coperto con legno e tende (solo generi alimentari)
i = monolocale per il vigilante
a = casetta per il gestore del mercato (bilocale per single)
A = stand fissi tipo negozio
(3 = stand fissi tipo misto negozio-bancarella
C — D = per la metà interna bancarelle con strutture in legno e tela anche mobili, per la metà esterna solo bancarelle (accettabili) tipo ambulanti.
Veniamo ora alle innovazioni logistiche del mercato:
nel settore A vi saranno negozi di tipo tradizionale: di abbigliamento, di oreficeria, ecc.; nel settore B vi saranno librerie, articoli da regalo, “ mercerie ecc. con almeno un ufficio od Istituto di credito; nei settori C e D all’interno vi saranno bancarelle artigianali di vari tipi i quali dovranno lasciare una parte del loro stand a disposizione dei negozi di quartiere, esterni al mercato, che vogliono usufruire per una loro migliore visibilità, per migliorare le vendite, per smaltire delle scorte in eccesso con un modesto contributo prestabilito in base al prodotto commerciale ed alla quantità di merce venduta; all’esterno vi sarà una possibilità di sfogo per tutti i tipi di venditori ambulanti che con un semplice ticket settimanale o mensile potranno usufruire dei vantaggi del mercato e che però non dovranno andare in modo caotico sui marciapiedi ad importunare la gente, negozi o venditori legali.I vigilanti sono incaricati della sicurezza del luogo, con turni alternati attivi e passivi (solo per le emergenze) diurni e notturni; nel servizio attivo saranno incaricati inoltre di sorvegliare i prezzi di vendita, le contrattazioni tra i vari commercianti e con i clienti (per eventuali lamentele) e in stretto contatto con gli organi di polizia e pur non essendo armati avranno in dotazione strumenti di dissuasione oppure verranno equiparati a veri e propri vigili con la possibilità di effettuare multe. Per quanto riguarda il gestore del mercato (che potrà essere anche un vigile o poliziotto di grado superiore e quindi avere le stesse funzioni del vigilante) avrà certamente la piena responsabilità della intera gestione del mercato del suo funzionamento del suo sviluppo e della sua sicurezza al 100%.
Per evitare possibili tentazioni di raggiri, mazzette, soprusi, estorsioni ecc. sia i vigilanti che il gestore subiranno periodici spostamenti e saranno direttamente controllati dall’assessore al commercio per il Comune e per i municipi oltre alle autorità competenti. Inoltre nelle strutture mobili e semimobili (settori C e O) sarà possibile programmare, durante tutto l’anno, le settimane dedicate ai vari settori commerciali per esempio: una settimana da dedicare alle librerie ed alle cartolerie, un’altra settimana in cui potranno esporre gli articoli da regalo e la numismatica, un’altra per l’elettricità e per l’elettronica, un’altra settimana per l’artigianato ed infine a natale due settimane per una fiera generale, ma sempre lasciando ai negozi esterni od a privati la possibilità dì esporre la propria merce.
Per l’agricoltura nel sud Italia, specie in Sardegna, Sicilia, Calabria e Puglia la soluzione contro la siccità potrebbe essere quella di costruire dighe per fornire l’acqua necessaria tramite canali ed allo stesso tempo produrre energia pulita. Se le idee sembrano buone e realizzabili spero che ci sarà qualcuno che possa dare attuazione ai miei progetti anche se con le eventuali necessarie modifiche.